lunedì 31 ottobre 2011
Lo Speck Alto Adige, un segreto tramandato
Oscar Farinetti: l’educazione al gusto è fondamentale
Chianina bianca ed elegante
La scelta più ardua è stabilire dove comincia il viaggio
in cerca della Chianina. Ogni vallata, ogni paese, ogni azienda agricola delle
regioni dell’Italia centrale è un buon punto di partenza. E ognuno ne rivendica
la paternità. La scelta è quella di un breve viaggio attraverso la provincia di
Siena fino ai suoi confini con la provincia di Arezzo, partendo dalla Val
d’Orcia, dal 2004 eletta dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità. La
stalla è quella del signor Sergio, agricoltore e custode delle Chianine di proprietà
di Podere Forte, un’azienda multifunzione che si trova a Castiglione d’Orcia:
134 ettari coltivate a vite, ulivo e grano, dove, nella parte boschiva, vivono
in ampi spazi i maiali di Cinta senese e le galline livornesi a cui il
proprietario, Pasquale Forte, ha dedicato i pollai ambulanti, una sorta di
casette che vengono spostate di terreno in terreno per consentire la
riproduzione dello stesso.Davide Oldani: la mia cucina Pop

E tre! Parlo dei libri che, in soli tre anni, ha scritto Davide Oldani, il cuoco riconosciuto come ideatore della cucina Pop; l’ultimo libro, POP la nuova grande cucina italiana, destinato a diventare un long-seller per i contenuti che esprime, riassume sette anni di vita, di amicizie, di idee. Tanti ne sono passati da quel 23 ottobre 2003 quando Davide, reduce da esperienze che lo hanno visto lavorare al fianco di Albert Roux, Alain Ducasse, Gualtiero Marchesi e Pierre Hermé,
decise di aprire il suo ristorante, nella sua Cornaredo, con la sua precisa idea di ristorazione che, in un work in progress, non si è mai discostata da un concetto fondamentale: il rispetto e il valore che hanno i collaboratori, gli ospiti e i fornitori del D’O.
Il nome del ristorante non è, contrariamente a come si può facilmente pensare, una sorta di acronimo di Davide Oldani, ma è anch’esso una piccola idea che fa parte della filosofia del
cuoco intesa come “dare”. Il ristorante è salito agli onori delle cronache per una molteplicità di motivi - la qualità del servizio, la bontà dei piatti, la lunga lista d’attesa – ma, su tutti, il prezzo:
accessibile, alla portata di tutti.

Come si cambia?
“Ogni persona è portata al cambiamento, positivo o negativo che sia; dipende dall’educazione,
dall’esperienza, dai sacrifici. Io ritengo di essere cambiato in maniera positiva. Le cose che ho fatto le ho sognate, prefissate e perseguite. E intendo continuare in questa direzione.”
“Questa è una domanda da fare alla gente che viene al D’O. Perché sono disposti ad aspettare, anche mesi, pur di venire o tornare qui? La mia cucina è fatta e pensata per piacere a tanti,
di ogni estrazione sociale. Ed è il pubblico che decide, perché ne ha le competenze. Noi non possiamo fare altro che organizzare nel migliore dei modi queste richieste. La prenotazione viene presa dalle 10 alle 12 e dalle 18 alle 20; ricordiamo di riconfermarla una settimana prima; specifichiamo che non accettiamo carte di credito (un altro buon modo per contenere i costi ndr). Tutti dettagli che fanno della prenotazione un elemento di rispetto per tutti.”
“È la cosa più importante. Da guardare dal basso verso l’alto e non il contrario, come a volte succede. Perdere un ospite non vuol dire un mancato guadagno ma significa perdere la massima gratificazione di questo lavoro: vedere persone con il sorriso, sapere che in quel momento stanno bene grazie a te.”
“Rappresenta l’altra faccia della mia filosofia. Al pari dell’ospite è fondamentale. Io ho una grande passione per il calcio e per questo mi piace parlare di vivaio. Ma devo essere sempre all’altezza di formarlo, di fargli fare esperienza, qui e altrove, per poi riprenderlo indietro. La porta, al D’O, è sempre socchiusa.”
“Ci lavoro tutti i giorni. Cerco, in ogni modo, di affermare e mantenere l’identità. Della mia persona e del mio cibo. E credo molto nell’equilibrio, anche quello dei contrasti, di sapori per
il cibo e di stati d’animo per le persone, ma sempre in maniera equilibrata.
“Con il giusto abbinamento si raggiunge il massimo del godimento. Ma è anche l’obiettivo più difficile. Io parto dall’idea che un buon cibo non ha bisogno di liquidi, neppure dell’acqua.
Questo non significa che io sia contrario al vino, tutt’altro, e la prova è data da alcune scelte: la creazione di una specifica linea di bicchieri che ho chiamato VerreD’O; una carta dei vini importante ed equilibrata; la scelta del servizio al calice. Semplicemente, se voglio davvero godere del piatto, allora devo scegliere quel grande vino.”

“Sono un’altra componente fondamentale della mia cucina Pop, con gli ospiti e i collaboratori. Con loro il rapporto è di stabilità e rispetto. Ne ho cambiati solo due, in sette anni, e non per contrasti. Il pagamento avviene alla consegna della fattura e questo crea un rapporto di grande collaborazione. Credo che non possa prendermi la responsabilità di essere un imprenditore senza assumerla, per principio, versochi lavora con me e per me. Mi piace rispettare la gente.”
“È più importante dirle con chi mangio. Con persone che mi fanno star bene, con una buona compagnia, interessante e intelligente.”
“Il risotto alla milanese di mia mamma. Può sembrare banale ma non lo è. Mi ha insegnato molto, a partire da quel risotto.”
“Amo leggermente di più lo zucchero che il sale.”
Con questa semplice affermazione, Davide Oldani riassume un mondo.
lunedì 27 settembre 2010
Il Letterario Po, dal 30 settembre al 3 ottobre

La presentazione
Un fiume così celebrato in letteratura non poteva non avere il suo festival! Da questa semplice considerazione nasce la prima edizione del festival “Il Letterario Po”, in programma da giovedì 30 settembre a domenica 3 ottobre 2010.
Sono molti i titoli, i racconti, le poesie che parlano del Po, per non citare la miriade di articoli di giornali o servizi televisivi, a cominciare dal più noto: quel viaggio intrapreso da Mario Soldati nel 1956 – Viaggio lungo la valle del Po – che fu uno dei primi e insuperati esempi di documentario antropologico della televisione italiana.
Il Letterario Po è un festival che vuole dare voce alla cultura, alle tradizioni, alle genti, ai luoghi e ai prodotti del fiume più lungo e letterario d’Italia. Un fiume linea di confine ma anche aggregatore di tradizioni, di stili di vita, di linguaggio. Come scrive Marco Belpoliti: “Il Po è insieme Natura e Cultura. Gli scrittori l’hanno sempre saputo.”
I luoghi del Festival
Questa prima edizione viene ospitata in due luoghi della Bassa Parmense. Il primo è l’Antica Corte Pallavicina a Polesine Parmense, un esempio straordinario di cultura e accoglienza, storia ed economia, del Po. Si tratta di un Relais ricavato in un castello del 1300, appartenente ai Pallavicino signori del tempo, completamente ristrutturato dalla famiglia Spigaroli, ristoratori e produttori di Culatello. www.acpallavicina.com
Il secondo luogo è il Museo del Mondo Piccolo di Guareschi, a Fontanelle di Roccabianca, luogo di nascita di Giovannino Guareschi, www.mondopiccolofontanelle.it
Il programma
Giovedì 30 settembre, ore 21
nelle storiche cantine dell’Antica Corte Pallavicina
Marco Sironi, intervistato da Gino Delledonne, presenta Riga 28: Gianni Celati – Marcos Y Marcos Editore
Venerdì 1 ottobre, ore 21
nelle sale del Museo del Mondo Piccolo di Guareschi, a Fontanelle di Roccabianca,
Monica Nastrucci e Giuseppe Pederiali presentano
Il fantastico mondo di Giuseppe Pederiali – Diabasis edizioni
Sabato 2 ottobre, ore 11, aperitivo letterario
sull’aia dell’Antica Corte Pallavicina
Presentazione del libro Il coraggio e la pianura – Albatros Edizioni
Conversazione con l’autrice Claudia Alfieri
Sabato 2 ottobre, ore 15,30, merenda letteraria
sull’aia dell’Antica Corte Pallavicina
Presentazione del libro L’oca in dal bronson– Diabasis edizioni
Conversazione con l’autrice Laura Zilocchi
Sabato 2 ottobre, alle ore 17
nelle storiche cantine dell’Antica Corte Pallavicina
Proiezione e incontro con gli studenti dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, autori del film
Alla ricerca del Grande Fiume
Sabato 2 ottobre, ore 20,
cena letteraria nel Ristorante dell’Antica Corte Pallavicina
Presentazione del libro La dispensa di Don Camillo – Guido Tommasi Editore
Conversazione con gli autori Andrea Grignaffini, Giorgio Grignaffini ed Enrico Sisti
Domenica 3 ottobre, ore 11, aperitivo letterario
sull’aia dell’Antica Corte Pallavicina
Presentazione del libro Il ponte delle maravegie – Diabasis edizioni
Conversazione con l’autore Gabriele Franceschi
Domenica 3 ottobre, ore 16, merenda letteraria
sull’aia dell’Antica Corte Pallavicina
Presentazione del libro Lungo il Po– Guido Tommasi Editore
Conversazione con l’autore Michele Marziani
Gli eventi collaterali
All’Antica Corte Pallavicina, saranno allestite due mostre:
Il Po in bianco e nero e in punta di matita – disegni a matita di Antonio Gatti
Acque – mostra fotografica collettiva
In funzione due bookshop: uno con i libri in presentazione e molti altri gestito dalla Libreria La vecchia talpa di Fidenza; l’altro con libri usati, sempre dedicati al tema, gestito dalla Libreria Bookbank di Piacenza. Inoltre sarà allestita la bancarella dei prodotti del Grande Fiume, gestita direttamente dalle genti dell’Antica Corte Pallavicina.
Per partecipare alla Cena Letteraria di Sabato 2 ottobre è utile la prenotazione: tel. 0524936539.
Il costo è di € 50,00.
Per informazioni:
Terre Verdiane
Tel. 3316872138 - info@terreverdianenews.info - www.terreverdianenews.info
Relais Antica Corte Pallavicina - Strada del Palazzo Due Torri, 3 – Polesine Parmense
Tel. 0524936539 relais@acpallavicina.com www.acpallavicina.com
domenica 31 gennaio 2010
Dalle Terre Traverse al Po - Martedì 9 febbraio, ore 18, Teatro Verdi a Fiorenzuola d'Arda


Lungo questo lembo di terra orientale della provincia piacentina si è sviluppata la Strada dei sapori del Po e della Bassa Piacentina e le storie che qui vengono raccontate sono delle persone e delle aziende che aderiscono a questi due progetti di promozione territoriale.
È un viaggio, breve nella sua estensione, lunghissimo nelle emozioni e nelle sorprese che, ad uno sguardo attento, si svelano improvvise. Cascine e stalle trasformate in Case della memoria, quella contadina di vite semplici ma ricche di arguzia e umanità. Cibi che affondano le origini in culture antiche che in queste terre si sono contaminate e produzioni alimentari che traggono la loro qualità da una terra generosa e fertile. Tutto intorno un paesaggio uniforme, ma mai uguale a sé stesso, che trova il suo confine nel Po, che qui sembra non voglia mai andarsene via, attorcigliato com’è nelle molteplici anse.
Dalle Terre Traverse al Po
In viaggio tra cascine e sapori della Bassa Piacentina
Luigi Franchi
192 pagine - 12 €
GL.Editore
www.gleditore.com
giovedì 10 dicembre 2009
Biennale Internazionale dell’Arte Contemporanea di Firenze, dal 5 al 13 Dicembre 2009
“L’arte deve disturbare. La scienza deve rassicurare.” Lo scriveva George Braque e questa frase sintetizza al meglio la creazione dell’opera che Brigitta Rossetti ha scelto di presentare alla Biennale di Firenze: il titolo dell’istallazione è Entering the obsession.
L’obiettivo duplice: l’inizio di un viaggio che potrà condurre alla scoperta come alla sconfitta, attraverso un percorso dall’esperienza visibile comune al mondo intellettivo ed intellegibile individuale; la necessità dell’artista di sensibilizzare su uno dei mali più sottili dei nostri anni, l’ossessione appunto.
L’istallazione racchiude più opere e più tecniche in un’unica imponente rappresentazione, come a voler dare libertà alla poliedricità dei suoi metodi di lavoro e di passione: pittura, videoinstallazione, scultura, poesia in un insieme di segni, gli stessi che richiamano un paragone, forse arduo ma azzeccato, con un’affermazione di Eraclito, “non sarebbe affatto meglio se le cose andassero come gli uomini desiderano. A meno che non ti aspetti l’imprevedibile, non troverai mai la verità, perché è arduo scoprirla e arduo realizzarla. La natura ama nascondersi. L’oracolo di Delphi non parla né nasconde: dà semplicemente dei segni”.
Entering the obsession è il frutto di un lavoro dove Brigitta Rossetti si è misurata con il suo passato, con le esperienze che quotidianamente si presentano ai nostri occhi a cui non prestiamo la giusta attenzione, con persone che l’ossessione l’hanno vissuta direttamente o la affrontano per motivi professionali e umanitari, con le tante piccole o grandi monomanie che condizionano la vita quotidiana delle persone, come il fumo, l’ordine compulsivo ecc…
Un affresco corale, che parte da un dipinto, in acrilico su tela, che presenta, si legge nel testo critico della psicologa Alessandra Locatelli, “la condizione umana nella sua completa fragilità: la sagoma è nuda, indifesa, privata anche della maschera protettiva dei capelli, e sola. La scelta cromatica graffia il bianco ed il nero scoprendo un imprevisto verde, un’aurea di linfa vitale, un anelito generativo di nuova vita, tuttavia non eterno, caduco, sottoposto al tempo di una clessidra.”
Alla tela seguono due filmati video, girati e montati dall’artista, che diventano “lenti di ingrandimento sul suo stato interiore, tracce della memoria intima alternate fino a fondersi con la memoria collettiva umana. Il vicolo cieco dell’esistenza ripetuta in gesti che non trovano soddisfazione si stringe sulla condizione dell’oggi, permeata dallo scollamento tra l’io e l’es, entrambi contaminati e governati dal super-io.”
L’impatto è duro e coinvolgente, incanta l’osservatore trascinandolo in una sensazione indefinita ma che, l’artista sa, lo porterà inconsciamente a riflettere sulla condizione dell’ossessione: del corpo, del diverso, della malattia, del comportamento, dell’ossessione stessa.
Il risultato sociale potrebbe essere raggiunto ma il viaggio prosegue, con parametri di lettura diversi, più sensibili e attenti.
Con la terza opera, di nuovo pittorica, l’artista compie “un’immersione nel pensiero, tappa necessaria nel percorso di conoscenza; quasi a seguire la teoria della linea di Platone, affonda il pennello calandosi all’interno della lastra psichica, costruita secondo le dissezioni delle tracce mnestiche dell’uomo, trovandovi paure, contraddizioni, disagi e desideri. Un graffito in cui convergono indizi, tracce, segni, riconducibile alla mappa anatomica dell’attività cerebrale”, per approdare alla quarta sezione dell’istallazione, dove affiora la scultura.
Un intreccio di gomma che identifica, scrive Locatelli, “un cervello, nero, amorfo, illogico, sospeso in un’aggregazione futuristica in plexiglass, cola verso la linea più corta di tre microstrutture che sigillano polvere bianca.”
“Ho voluto unire in un’unica scultura il cervello, quindi il pensiero, e l’anima, bianca ma chiodata, separandoli, in modo che non si possano toccare: mi ricorda l’appeso delle carte della divinazione. È l’incomunicabilità che sottende molte relazioni, ridotte all’idea che ogni attore si fa di essa”, spiega Brigitta Rossetti.
Ma l’opera non si ferma qui e, attraverso l’istallazione, ci si propone di disturbare. Lasciando chi osserva libero. Di fare ciò che l’ossessione nega: decidere.
Ecco allora diversi Moleskine appesi, forma di un processo di coinvolgimento degli spettatori della Biennale, che potranno lasciare segni, parole, graffiti secondo l’emozione del momento. Nel primo Moleskine i disegni di Brigitta Rossetti che, nel lungo sviluppo delle pagine unite, traccia uccelli che si trasformano in lunghe figure umane che ne sorreggono altre che si trasformano in piante e cascate d’acqua, richiamando la natura come luogo per affrontare l’ossessione. Negli altri i testi e i disegni dei visitatori, di altri artisti, tra cui spicca il testo di un fotografo che racconta di “una nuvola di fumo creata da ottanta sigarette, in un grande stanzone squallido, colmo di ottanta anime che perse in un movimento circolare attorno ad una grande colonna posta al centro vagavano lì senza meta...
Così mi appariva ventitre anni fa un mondo a me sconosciuto...IL MANICOMIO.
Basaglia cinque anni prima aveva abbattuto le porte di quelle stanze senza tempo e senza senso,
ma non era riuscito ad abbattere l’invisibile muro che la società aveva costruito per dimenticarsi di quelle ottanta anime...Da allora molto tempo è passato e quelle stanze piene di sofferenza sono state abbattute, e quelle ottanta anime stanno cercando di tornare ad essere persone con una propria dignità ...dignità....
che cancelli dalle loro menti quel movimento circolare ed isterico attorno ad una colonna. Dignità che riesca ad abbattere il muro........il pregiudizio.”
http://www.florencebiennale.org/
sabato 31 ottobre 2009
Due piccole cose, ma molto molto belle

Il titolo della prima è “tra le pagine…”; quello della seconda “Castelli in aria”. Cosa le accomuna? Forse nulla, tranne il fatto che sono proprio brave nelle cose che fanno, con molta passione. E il fatto che sono mie amiche, anche se forse non si conoscono. Lo faranno…
Alla libreria BookBank, in Via Venturini 20 a Piacenza – fino al 7 novembre - sono esposti “quadri o meglio riquadri” in cui Elena ha applicato i segni che trova nei libri che lei acquista per poi rivenderli. La sua è una libreria di volumi usati, per questo la ritengo molto intima. Dentro ad ogni libro può capitare una sorpresa, una firma, una dedica, un ritaglio di giornale, una foto. Cose forse dimenticate che ci fanno riflettere sull’inutilità del “sempre”, ma che altrettanto scatenano emozione, curiosità, sogno, ricordi.
Elena ne ha scelti una piccola parte: ricette scritte a mano, cartoline, appunti di un insegnante sui voti della classe. Una lettera d’amore tra Piacenza e Bellaria, di quando si stava al mare per un mese di vacanza. Frammenti di intimità.
Nel castello Scotti, oggi residenza municipale di Carpaneto, Maurizia Gentili ha esposto quindici acqueforti che illustrano, su una magica tonalità color seppia, vinaccia e oro, i castelli del Piacentino e quelli, tanti, che si trovano sul territorio comunale di Carpaneto.
Vale la pena di vederli, anche perché sono dipinti con il vino e fa uno strano effetto guardare una nuvola fatta con il vino, da cui spunta una luna fatta con lamine d’oro che sovrasta i castelli. Per me il più bello è quello di Zena, ma gli altri non sono da meno. Un viaggio nel mistero, nei fantasmi, nel vino non perdere. Entro il 19 novembre.
Luigi Franchi
Per info: Elena 0523650255, Maurizia maurizia.gentili@alice.it
martedì 20 ottobre 2009
La collina in bocca - Luigi Franchi - GL Editore

L’impatto fu subito positivo, anche perché la prima scoperta fu che imprenditori che vivevano ad un chilometro di distanza in linea d’aria neppure si conoscevano; la seconda scoperta furono le idee, i sogni, le ambizioni e i progetti, oltre alle storie di ognuno di questi imprenditori.
Le storie di queste persone sono raccontate in questa pubblicazione, che non è la solita guida su ciò che c’è da vedere e da fare ma un modo originale di raccontare un territorio, attraverso le scelte di vita di queste persone.
Rimasta ai margini del territorio provinciale per lunghi anni oggi la Val Tidone è forse la più conosciuta, sicuramente la più ricercata per chi vuole vivere davvero un diretto contatto con un ambiente naturale e incontaminato.
Il libro ha il merito di rendere quasi tangibile questa sensazione, raccontando le vite dei protagonisti e fornendo una preziosa mappatura delle produzioni tipiche che si possono trovare nelle loro aziende.
Il titolo nasce da una sorta di brain-storming che Luigi Franchi ha stimolato, nel corso di una delle lezioni, per trovare un nome accattivante in grado di coniugare le specificità del territorio e delle aziende, quel nome è diventato un blog e adesso il titolo del libro.
Valentino Matti
La collina in bocca
Luigi Franchi
GL.Editore
€ 9,00
Su questa riva - Rosalba Scaglioni - GL Editore

Usano il linguaggio del quotidiano, scritti nello stesso modo in cui si vive nella Bassa, osservatorio privilegiato dell’autrice che lì vive e lavora, dove il ritmo si fa, per forza di cose e del clima, più lento; dove le occasioni di distrazione dalla futilità degli oggetti di rapido consumo si riducono, anche se non si sa per quale motivo.
Una dimensione dei luoghi e del paesaggio portata all’essenziale, con quelle lunghe infinite linee piatte dell’orizzonte, obbliga la fantasia e stimola l’arguzia; nascono così pensieri che si rincorrono, un po’ alla rinfusa, mischiandone la dimensione temporale che si fa racconto, a volte brevissimo, altre troppo lungo ma sempre frutto di quella dimensione lenta e contagiosa riassunta da Giovannino Guareschi “si sta bene qui, su questa riva”.
Il libro inaugura la collana del Concorso Letterario Tenuta Pernice.
Su questa riva
Rosalba Scaglioni
GL.Editore
€ 10,00

